giovedì 23 gennaio 2014

Pistol Pete, il primo vero Showtime

Correva l’anno 1947, ad Aliquippa nasce una leggenda: Pete Pistol Maravich. L'infanzia del ragazzo fu all’insegna di una sola cosa: il pallone da basket. Gli piaceva tanto che non stava mai senza la palla da basket, ovunque, perfino al cinema si sedeva nei posti esterni per poter palleggiare anche durante il film.
Quel ragazzo bianco, quell’insignificante ragazzo bianco era davvero bravo. Anzi, più che bravo! E’ un fenomeno.

Al college la scelta ricade su LSU Louisiana State University dove suo padre era stato assunto come allenatore della squadra di basket. Sono quattro anni di puro divertimento per Pete che pur giocando da play dimostra delle immense doti realizzative.

Nel suo anno da matricola pur dovendo giocare con i suoi coetanei (all’epoca le matricole costituivano una squadra a sè) riempie la palestra ad ogni singola partita. Tutti andavano a vedere quel pizzico di magia che solo lui sapeva trasmettere. Poi vennero i tre anni di vero basket universitario, ma non sembrava fare molta differenza: al secondo anno infatti the Pistol tiene una media 43.8 ppg, battuta nel terzo con 44.2, e battuta ancora nel quarto con 44.5 punti a partita. Questo triennio di college si conclude quindi con 3667 punti, RECORD ASSOLUTO IN NCAA, solo che all’epoca non esisteva ancora il tiro da tre.


Nel 2005 fu eletto miglior giocatore di college nella storia, tuttavia anche al college, come nella futura NBA non vinse mai nulla di davvero importante con la squadra.


Infine, lo sbarco nella terra promessa. Gli Atlanta Hawks si accorgono subito della giovane stella di LSU, e lo scelgono con la terza scelta assoluta. Ad Atlanta tuttavia il giovane rookie non si adatta. Deve fare il secondo in una squadra già rodata, che segue gli schemi, e lui non segue gli schemi. Lui va controcorrente, lui deve essere diverso. Fin dai tempi del liceo, fin da quando era bambino.


Dopo 4 anni ai falchi Pistol Pete fu spedito a New Orleans, dove erano appena stati fondati i Jazz. Tuttavia la storia di questo expansion draft ha dell’incredibile: i Jazz cedono Dean Meminger e Bob Kauffman più quattro picks per quello che pensavano fosse più un fenomeno da baraccone che un giocatore. Infatti il loro intento è di sfruttare il ragazzo di Aliquippa per riempire l’arena e guadagnare più soldi. 

La sua difficile posizione inoltre era resa ancor più precaria dalla sua costituzione. Esile e debole The Pistol fu soprannominato così per le sue immense doti da tiratore, la sua unica sfortuna è che il tiro da tre fu inventato durante il suo ultimo anno di carriera.

Giocatore di contropiede, amava il tiro veloce e i passaggi improbabili, magari fatti spezzando solo il polso. Irrideva i lunghi avversari quelle volte che si buttava dentro semplicemente alzando la parabola: ne sa qualcosa un tale Mr 100 points in a game che più di una volta si è trovato a non raggiungere un pallone lanciato troppo in alto e troppo bene.

Nessuno poteva spaventare Pete, nessuno. Lui era semplicemente un passo sopra tutti gli altri, lui era la magia. Il resto della sua carriera è composto solo da cifre, cifre che recitano 24,02 punti di media in carriera (con una stagione a 31.1) e un career high di 68 punti in una partita.
La sua costituzione gli fu fatale: tentando una delle sue giocate Pete cadde male sopra il suo avversario, il suo ginocchio non lo resse. Continuò a giocare, ma da allora cambiò. Concluse la sua carriera nel 1980 ai Celtics della nuova scelta Larry Bird, dove il fisico ed il talento della squadra biancoverde lo ridusse a figura di panchina. La sconfitta nella finale gli chiuse anche la strada per il titolo, l’unico che abbia mai sfiorato in tutta la vita con una squadra.

Ormai era già tardi, si ritira, col ginocchio dolorante e con l’orgoglio ferito. Un lottatore, un guerriero solitario che ha sempre lottato per la vittoria e per dimostrare di essere il migliore sconfitto dalla solitudine e dall’eccessivo egoismo che gli è costato l’infortunio.

Muore nel 1988, il 5 di Gennaio giocando a basket con degli amici ha un attacco di cuore, nulla da fare. Peter Press Maravich, per i fan l’immenso Pistol Pete.


Mai forse nella prestigiosa lega americana ci fu un uomo più controverso. 

Toglietevi dalla testa le semplici trasgressioni di Rodman. 

Maravich cambiò quasi tutte le religioni, venne accreditato come pazzo, e negli ultimi anni della sua vita si dice che predicasse l’arrivo degli alieni sulla Terra. Genio e sregolatezza, ma un gran genio. 
Un talento e un modo di giocare che costituiranno un modello per Magic, e per moltissimi altri.
Tanto di cappello Pete, ormai sei storia, ma che storia... il primo vero showtime. 


" Pete was The Man. I'd just sit there and shake my head and say to myself: 'How'd he do that?' " MAGIC JOHNSON

" Pete was the original. He was the best ball handler I ever saw. Ever." PAT RILEY

" Oh my. He did things with the basketball that players - still today - can't do. If Maravich was playing today, he'd be a god." ISIAH THOMAS

" Oscar Robertson was the best guard I ever played against. Jerry West was the best I ever played with. And Pete is the best I've ever seen." ELGIN BAYLOR

" Like a master chess player, Pete Maravich saw things that nobody else did." BILL WALTON

" He was one of the truly great players that could fill an arena." LARRY BIRD

" Pistol Pete is a legend to all who understand the history of basketball." JASON KIDD

" I've got a lot of Pistol Pete in my game." STEVE NASH

" I learned all my tricks from Pete Maravich."
KOBE BRYANT

sabato 27 ottobre 2012

Nba Power Ranking 2012/13



1- MIAMI HEAT
C'è aria di Back-to-back dalle parti di South Beach. King James ha raggiunto la piena maturità e quando gioca in posizione da 4 è ancora più devastante. Un ruolo che ricoprirà ancora più spesso quest'anno vista la preziosa aggiunta di Ray Allen. Ad Est pochi rivali.

2- OKLAHOMA CITY THUNDER
Negli ultimi tre anni hanno sempre migliorato il loro percorso nei Playoffs. Se dovessero farlo anche in questa stagione vorrà dire Titolo. Ripartono con un anno in più di esperienza e con una panchina un pò più profonda.

3- LOS ANGELES LAKERS
Un quintetto di giocatori molto esperti in cui sarà il più giovane tra questi (Howard) a determinare le sorti del team. Se starà bene fisicamente e si integrerà al meglio con i compagni possono puntare a tornare alle Finals. Anche perchè la sua presenza nel pitturato sarà decisiva per sopperire alle mancanze difensive di Nash contro i vari Parker, Westbrook e Paul. La panchina rimane una vera incognita. Sia a livello di coach, sia a livello di giocatori.

4- SAN ANTONIO SPURS
Le etichette con loro non funzionano. Smettiamola di chiamarli vecchietti. La scorsa stagione sono arrivati a due vittorie dall'arrivare in Finale. Quest'anno con un Leonard più maturo e Diaw e Jackson fin da subito ritornano più agguerriti che mai. 

5- BOSTON CELTICS
L'Orgoglio Bostoniano pulsa ancora a pieno ritmo. I più seri candidati per sfidare Miami ad Est. Hanno perso Ray Allen, ma si sono mossi benissimo sul mercato andando a sostituire degnamente He Got Game e aggiungendo qualità e quantità alla panchina. Jason Terry, Courtney Lee, Jeff Green e Darko Milicic. Occhio al rookie Sullinger, vero e proprio Steal of the Draft.

6- LOS ANGELES CLIPPERS
Se ne sono andati Nick Young e Mo Williams ma per sostituirli sono arrivati giocatori di sicuro affidamento come Grant Hill e il girovago Jamal Crawford, senza dimenticare il ritorno a L.A. di Odom, chiamato al riscatto dopo una pessima stagione a Dallas. Se l'asse CP3-Griffin funzionerà alla grande i Clippers potranno togliersi delle soddisfazioni ma Del Negro continua a non convincermi.

7- PHILADELPHIA 76ERS
Hanno perso punti e talento sugli esterni con le partenze di Lou Williams e Andre Iguodala ma hanno piazzato in mezzo all'area Andrew Bynum, miglior pivot della Eastern Conference, e aggiunto Jason Richardson e Nick Young.  Non c'è più nemmeno Elton Brand, ma questo favorirà la definitiva esplosione di Thaddeus Young.

8 - MEMPHIS GRIZZLIES
La passata stagione non hanno fatto il salto di qualità che ci si poteva attendere dopo gli esaltanti playoffs del 2011 complice soprattutto l'infortunio di Zach Randolph. Tornano alla riscossa con un gruppo solido e rodato.

9- DENVER NUGGETS
Ottima l'aggiunta di Iguodala per una squadra che proverà a scalare posizioni a Ovest. Con l'ex giocatore di Phila, Ty Lawson e il nostro Danilo il reparto esterni è a posto, ciò che preoccupa invece è il reparto lunghi. Soprattutto se messo a confronto con le altre corazzate della Western Conference.

10- INDIANA PACERS
Pagano l'assenza di una vera e propria superstar ma la squadra di Vogel gioca bene di squadra, è grossa, atletica e con profondità. Molto dipenderà dal rendimento di Roy Hibbert, rifirmato quest'estate.

11- MINNESOTA TIMBERWOLVES
Nei primi due mesi senza Love e Rubio faticheranno un pò ma poi con il ritorno dei due ci sarà da divertirsi dalle parti del Target Center. Il ritorno ai Playoffs dopo molti anni di purgatorio è un obiettivo più che credibile. Bel colpo l'arrivo di Kirilenko e grande curiosità attorno a Brandon Roy. 

12- BROOKLYN NETS
Il trasloco a Brooklyn ha permesso loro di acquisire più fascino e credibilità e tutto ciò si è tramutato in un mercato estivo con i fiocchi. Ok, non sono riusciti ad arrivare a Dwight Howard, ma l'arrivo di Joe Johnson e di altri giocatori utili per infoltire la panchina e soprattutto la permanenza di Deron Williams e Brook Lopez fanno di loro una squadra destinata a fare la voce grossa ad Est.

13- DALLAS MAVERICKS
Tutto dipende dalle condizioni fisiche di Nowitki. Se il tedesco non è al top i Mavs non vanno da nessuna parte. Non male gli arrivi di Mayo e Collison ma Kidd e Terry erano un'altra cosa. Almeno si sono ringiovaniti.

14- NEW YORK KNICKS
Talento e nomi non mancano a questi Knicks. Ma la convivenza in campo tra Anthony e Stoudamire rimane un'incognita. In questo potrà essere d'aiuto l'eterno Kidd, chiamato a dividersi il ruolo in regia con Ray Felton, di ritorno nella Grande Mela. Intrigante, ma tutto da verificare, il ritorno sul parquet di Sheed Wallace. Il compito di Mike Woodson non sarà facile.

15- CHICAGO BULLS
Cercheranno di rimanere a galla con l'ingegno di Coach Thibodeau fino al ritorno di D-Rose, previsto per l'inizio del 2013 (febbraio-marzo). Vedremo cosa saprà fare il nostro Beli in maglia Bulls.

16- ATLANTA HAWKS
Quest'anno rischiano di rimanere fuori dalla post-season dopo molti anni. Il destino della squadra, dopo la partenza di Joe Johnson, è nelle mani di Josh Smith e Al Horford. Buone mani, ma non ottime. Molto dipenderà da cosa sapranno fare i vari Teague, Harris e Lou Williams, quest'ultimo un'aggiunta da non sottovalutare.

17- UTAH JAZZ
Una frontline di tutto rispetto con i titolari Al Jefferson e Paul Millsap e le riserve Kanter, Favors ed Evans. Ma il reparto esterni non è altrettanto competitivo nonostante il ritorno di Mo Williams e l'arrivo di Randy Foye.

18- GOLDEN STATE WARRIORS
A Golden State manca sempre qualcosina per fare il salto di qualità che vorrebbe dire Playoffs. Se sta bene Steph Curry è una delle migliori point guard della Lega, David Lee è giocatore solido, affidabile e continuo, hanno portato a casa l'ottimo Harrison Barnes dal Draft, ma le condizioni fisiche di Andrew Bogut rimangono un'incognita non da poco.

19- NEW ORLEANS HORNETS
Il futuro di questa franchigia, con le scelte di Davis e Rivers al Draft e la conferma di Eric Gordon, non può che essere roseo. Il presente invece potrebbe essere un pò più complicato ma si tratta di un team destinato a crescere con il passare dei mesi. Quest'anno i Playoffs saranno un miraggio considerando il livello dell'Ovest, se ne riparlerà l'anno prossimo.

20- PORTLAND TRAIL BLAZERS
La squadra ruota attorno a LaMarcus Aldridge e a Nicolas Batum. Saranno loro i fari di una franchigia che si è rinnovata molto in questi ultimi anni. Occhio al rookie Damien Lillard, che negli anni a venire potrebbe comporre iniseme a Aldridge un fantastico duo.

21- TORONTO RAPTORS
Il Mago sembra aver risolto tutti i suoi problemi fisici. E questa è una grande notizia per i canadesi. Tutta da scoprire la coppia di lunghi formata da Andrea e dal lituano Valanciunas. Kyle Lowry porterà leadership e sostanza in regia. Si attendono importanti progressi da DeRozan. Occhio al rookie Terrence Ross.

22- PHOENIX SUNS
Dopo gli addii di Steve Nash e Grant Hill questo è l'anno zero per Phoenix. Ripartono da un gruppo giovane con l'aggiunta dei veterani Scola e O'Neal. Goran Dragic, dopo gli anni di apprendistato, è pronto all'esplosione definitiva.

23- MILWAUKEE BUCKS
La coppia di guardie Jennings-Ellis ha pochi eguali nella Lega per capacità realizzative ma anche per l'elevato individualismo che mettono in campo. Il turco Ilyasova è l'unica altra nota lieta di un roster deficitario.

24- WASHINGTON WIZARDS
Hanno migliorato, e non di poco, la frontline con gli innesti di Nenè e Okafor ma tutto dipende dal rendimento di John Wall. Se riuscirà ad innalzare il suo livello di gioco portando anche i compagni a farlo di conseguenza allora nella Capitale si potrà tornare a sognare un posto nella postseason. Al momento però non è lecito nemmeno sognare. Il rookie Bradley Beal non deluderà.

25- CLEVELAND CAVALIERS
Kyrie Irving ha portato rinnovato entusiasmo in una città che pareva rassegnata al destino, ma soprattutto ha portato leadership, punti e assist. Purtroppo il contorno intorno a lui non è dei migliori ma ci sono vari giovani che potranno dare un significativo contributo fin da subito come i vari Waiters e Zellers. Tristan Thompson deve comiciare a giustificare la quarta scelta dello scorso anno.

26- HOUSTON ROCKETS
Hanno fatto di tutto per aggiudicarsi Dwight Howard e alla fine si sono dovuti accontentare di Jeremy Lin. E questo la dice tutta su di un mercato estivo che li ha visti perdere anche qualche pezzo da novanta. Ripartono dal play ex Knicks, da Kevin Martin e dal terzetto di rookies Jeremy Lamb, Royce White e Terrence Jones.

27- DETROIT PISTONS
In casa Pistons è iniziata da qualche tempo la ricostruzione. La crescita di Greg Monroe rappresenta un'ottima base da cui ripartire ma ci si attende molto anche da Brandon Knight e dal rookie Andre Drummond. Discreti giocatori ma i fenomeni sono altri.

28- SACRAMENTO KINGS
Puntualmente ad ogni inizio stagione, se si va a leggere il roster dei Kings, si trova più di un giocatore di talento. Tanti discreti giocatore ma nessun vero crack. Tyreke Evans, dopo il primo anno, ha deluso le aspettative, DeMarcus Cousins possiede dei mezzi fenomenali ma non li metti quasi mai in pratica complice anche una testa non proprio da luminare.

29- ORLANDO MAGIC
Poca cosa questi Magic dopo l'addio di Howard. In questa stagione la buona volontà non mancherà, si cercherà di ottenere la più alta scelta possibile al Draft del prossimo anno. Si riparte dal nuovo Coach Jacque Vaughn e dal nuovo General Manager.

30- CHARLOTTE BOBCATS
Sì, esiste una squadra peggiore di questi Magic. E non potevano che essere loro, i famigerati Bobcats. Non basterà l'aggiunta dell'ottimo rookie Kidd-Gilchrist per risollevare le sorti di questa franchigia. A meno che Ben Gordon non ne spari 30 ogni sera, si giocheranno l'ultima piazza fino alla fine.

lunedì 24 settembre 2012

Top Free Agents Left



I fenomeni ovviamente si sono già accasati, ma nel mercato dei Free Agents sono rimasti alcuni giocatori che potrebbero essere utili per puntellare qualche squadra con ambizioni da Titolo o Playoffs. Si tratta soprattutto di veterani alla ricerca dell'ultimo o penultimo contratto della carriera, ma anche di giocatori bisognosi e, speriamo, vogliosi di riscatto. Abbiamo provato a dividerli per ruolo stilando una graduatoria che, come spesso accade, lascia il tempo che trova. Ciò che conta è sempre e solo il campo.


Point Guards

1- Derek Fisher: leader di spogliatoio e venerabile maestro del tiro dalla lunga.

2- Gilbert Arenas: non è più il top player di una volta ma potrebbe garantire una dozzina di minuti di qualità.

3- Jonny Flynn: deve ancora trovare la giusta dimensione. Ultima chiamata per la sua carriera Nba.



Shooting Guards

1- Leandro Barbosa: reduce da dei brutti playoff con i Pacers. Rimane comunque una guardia con punti nelle mani e rapidità.

2- Michael Redd: una mini resurrezione a Phoenix. Non è il Redd tiratore mortifero dei Bucks ma un solido giocatore che può uscire dalla panca.

3- Marquis Daniels: i troppi problemi fisici lo hanno massacrato nelle ultime stagioni ma si tratta di un difensore affidabilissmo che può giocare in diversi ruoli.



Small Forwards

1- Josh Howard: discreta la sua ultima stagione ai Jazz, il suo punto debole è sempre stata la tenuta fisica.

2- Mickael Pietrus: vorrebbe rimanere ai Celtics, vedremo se sarà accontentato. Buon atleta con mano educata dietro l'arco da tre punti.

3- Tracy McGrady: vale lo stesso discorso fatto per Agent Zero Arenas.



Power Forwards

1- Kenyon Martin: buona stagione ai Clippers, potrebbe essere una valida aggiunta nel settore lunghi per svariate squadre.

2- Anthony Tolliver: una piccola sorpresa in casa TWolves. Si è guadagnato minuti grazie ad un più che discreto tiro dalla lunga.

3- Louis Amundson: giocatore che esce dalla panchina per garantire rimbalzi offensivi e reattività. Vicinissimo ai Wolves.



Centers

1- Mehmet Okur: senza noie fisiche un lungo atipico che potrebbe far comodo a molti. 

2- Darko Milicic: una carriera Nba ben al di sotto delle aspettative, troppo limitato il suo apporto quando scende in campo.

3- Chris Andersen: rimane sempre una presenza difensiva temibile. E' ancora uno dei migliori stoppatori ma i troppi problemi extra parquet potrebbero costringere alla ritirata parecchi team.

giovedì 12 luglio 2012

Aperte le danze !!!



E' stato finora un inizio di luglio rovente per quanto riguarda il mercato Nba. Firme e trade che hanno coinvolto non solo i team minori in cerca di riscatto ma anche top team come Heat, Lakers e Celtics.
Il free agent più ambito era sicuramente Deron Williams che alla fine non ha ceduto alle lusinghe dei Mavericks ed è rimasto ai Nets convinto dal progetto della franchigia da poco trasferitasi in quel di Brooklyn. Nets che stanno movimentando non poco il mercato, forti delle simpatie di Dwight Howard ma la corsa al lungo dei Magic è impervia e piena di ostacoli di nome Lakers e Rockets. Ma sembra che al momento Orlando abbia interrotto qualsiasi trattativa per la cessione di Superman Nel frattempo i Nets hanno rifirmato Gerald Wallace e spedito un pacco di medi giocatori (Stevenson, Farmar, Petro, Morrow e Jordan Williams) ad Atlanta in cambio di Joe Johnson. Hanno poi firmato Mirza Teletovic e il veterano Stackhouse.

Gli Hawks hanno scambiato Marvin Williams ai Jazz in cambio di Devin Harris, ed hanno firmato Lou Williams in uscita da Philadelphia. Sixers che si sono aggiudicati Nick Young e hanno rilasciato Elton Brand sfruttando la clausola di amnistia.

Oltre a Marvin un altro Williams sbarca nello Utah. Si tratta di Mo, cavallo di ritorno dopo 8 stagioni passate  in giro per gli States, in una trade che ha coinvolto quattro squadre e che ha sancito pure il ritorno di Lamar Odom a Los Angeles sponda Clippers. Le altre due squadre coinvolte, Houston e Dallas, hanno rispettivamente acquisito Furkan Aldemir, scelta numero 53 dei Clippers, e una trade exception che i Mavs potranno reinvestire nel mercato dei free agent. I Clippers hanno inoltre rinnovato il contratto a Chauncey Billups e firmato per 4 stagioni Jamal Crawford, in uscita dai Blazers.


Ma parliamo dei veterani, veri professori di pallacanestro che non vogliono sentire nemmeno pronunciare la parola ritiro. Ufficiale il rinnovo di Tim Duncan con gli Spurs, per lui un triennale da oltre 30 milioni di dollari. Kevin Garnett rimane ai Celtics e firma anche lui un triennale, si parla di 34 milioni. Jason Kidd se va ai Knicks con un triennale, i quali spediscono a Houston Toney Douglas, Harrellson e Jerome Jordan in cambio di Marcus Camby, già visto dalle parti del Madison a fine anni '90-inizio 2000.
Knicks che rifirmano per 2 anni J.R.Smith e per 4 Steve Novak e puntano a trattenere Jeremy Lin pareggiando l'offerta dei Rockets (30 milioni per 4 anni).


Ma il vero colpo lo piazzano i Lakers che attraverso una sign and trade fanno arrivare allo Staples Center nientemeno che Steve Nash, per anni acerrimo rivale con i suoi Phoenix Suns. Una vera sorpresa considerando il fatto che il canadese pareva destinato a Toronto, o in alternativa a New York. Ma grazie ad una telefonata di Kobe si è sbloccato tutto....

I campioni in carica degli Heat non sono stati di certo a guardare ed hanno strappato ai nemici di Boston il miglior tiratore del panorama Nba. Ray Allen infatti ha scelto Miami rifiutando le offerte di Boston, Memphis e Minnesota pur di giocare insieme a James e Wade. Contratto triennale per He Got Game per 9.5 milioni complessivi.
Miami che si aggiudica un altro tiratore puro, quel Rashard Lewis che per anni è stato uno dei giocatori Nba più pagati e che ora si "accontenta" di un biennale da 1.5 milioni.
Celtics che si consolano con le firme di Jason Terry e Jeff Green che ritorna sul parquet dopo un anno ai box causa operazione al cuore. Per lui un quadriennale da 40 milioni.

Altri movimenti riguardano gli Hornets che hanno ufficializzato Ryan Anderson in cambio del centro messicano Gustavo Ayon. Per il Most Improved Player dell'ultima stagione contratto di 4 anni da 36 milioni totali. La franchigia di New Orleans è poi prossima a pareggiare l'offertona dei Suns per la guardia Eric Gordon (58 milioni per 4 anni). Il futuro di Marco Belinelli pare ora lontano dal team di Monty Williams.


Dallas è vicinissima al centro Chris Kaman che andrebbe così a ricomporre insieme a Nowitki la coppia di lunghi della nazionale tedesca. Mavs che hanno poi spedito Mahinmi ai Pacers in cambio di Darren Collison e Danthay Jones.

Particolarmente attiva anche Minnesota che dopo aver acquisito Chase Budinger durante il draft, ha annunciato di aver trovato un accordo biennale a 10.4 milioni con Brandon Roy, che si era ritirato lo scorso anno per problemi alle ginocchia. Sicuramente una bella notizia non solo per i tifosi dei Wolves ma per tutti gli amanti della pallacanestro !!!
I Timberwolves vorrebbero pure aggiudicarsi le prestazioni di Nicolas Batum al quale hanno offerto 45 milioni per 4 anni ma i Blazers vogliono trattenerlo a tutti i costi nonostante il francese abbia già espresso di voler cambiare aria.


I Suns rimpiazzano Nash riprendendosi il suo apprendista Goran Dragic e firmando pure Michael Beasley. Contratto quadriennale da 34 milioni per il primo, triennale da 18 per il secondo.

Per concludere: San Antonio rifirma Boris Diaw e Danny Green e fa sbarcare oltreoceano il play-guardia francese Nando De Colo. Milwaukee rifirma per 5 anni a 45 milioni Ilyasova, i Nuggets rifirmano il veterano Andre Miller e puntano a trattenere McGee. Antawn Jamison vicino ai Bobcats per motivi familiari, Kirk Hinrich ha un accordo verbale con i Bulls, Jarrett Jack finisce ai Warriors che spediscono Dorrel Wright a Philadelphia. I Raptors ufficializzano l'arrivo di Kyle Lowry in cambio di Gary Forbes ed una prima scelta protetta.

martedì 12 giugno 2012

Flashback: The Flu Game


Sono passati esattamente 15 anni. Ma ce lo ricordiamo tutti, o quasi, come fosse ieri. Era l'11 giugno 1997, siamo alle Finals Nba. Di fronte ci sono i Chicago Bulls di Michael Jordan e Phil Jackson e gli Utah Jazz della coppia Stockton-Malone. La serie è impattata sul 2-2 dopo le due vittorie consecutive della squadra di Jerry Sloan.
Ricorda di svegliarsi nel cuore della notte, sudato, tremante, e sentirsi come se stesse per morire. "Avevo paura, non sapevo cosa mi stava succedendo", disse MJ. In un primo momento pensò che fosse un incubo. Poi si rese conto che era tutto vero, che si sentiva veramente male, come mai prima.
Quando si alzò dal letto nella sua stanza d'albergo dello Utah, la testa cominciò a girare. Sentiva inoltre un forte senso di nausea. Temeva che, in qualche modo, qualcuno avesse infilato qualche tipo di droga in quello che aveva mangiato.
Il medico subito dopo stabilì che si trattava di intossicazione alimentare o di un virus intestinale. "Non c'è alcuna possibilità che tu scenda in campo per gara 5" gli disse.
Michael rimase a letto le successive 24 ore, saltando i due allenamenti prima della gara. Aveva perso parecchi chili. Era disidratato. Alle ore 15, giusto 3 ore prima della palla a due, si alzò dal letto e si trascinò verso il Delta Center.
Alle 16.30 Scottie Pippen lo vide emergere da una porta laterale della palestra. "Ho visto il suo sguardo, ho visto i suoi occhi. Pensavo che non fosse in grado neanche di indossare la divisa da gioco" disse il numero 33.
Jordan si rinchiude in una stanza buia adiacente allo spogliatoio dei Bulls.Stende lentamente il suo corpo e chiude gli occhi. E comincia a visualizzare se stesso nella sua mente mentre corre, tira, passa la palla, prende i rimbalzi, schiaccia. Ben presto esce dalla stanza, barcollando lentamente. Indossa la divisa numero 23 e si dirige verso il parquet. Debole e pallido.
"I can play" disse a Coach Phil Jackson. "Ti farò sapere come mi sento mentre il gioco va avanti".
All'inizio della contesa MJ si trascina avanti e indietro lungo il campo, correndo soltanto al 60% della sua normale velocità. Si sentiva così disidratato e affaticato che non aspettava altro che svenire. Verso la fine del primo quarto, durante un time-out, si piega su una sedia della panchina dei Bulls, con le braccia a penzoloni e le spalle cadenti.
"Riusciva a stento a stare seduto" ricorda Luc Longley.
E' sostanzialmente un fantasma nel primo periodo, ma nel secondo quarto, dopo che i Jazz erano andati avanti di 16, succede qualcosa in Jordan. Emotivamente, fisicamente e psicologicamente.
Comincia a correre come una volta, a segnare in sospensione, era lo stesso Air Jordan che dominava gli avversari. Segnò 17 punti nel secondo quarto.
"It was all about desire" raccontò ai media nel fine partita. "Somehow I found the energy to stay strong".
Alla fine del primo tempo viene reidratato e fornito di asciugamani freddi ma nel terzo quarto la stanchezza e la nausea lo buttano giù nuovamente, rendendolo praticamente inerme. Ma la storia si ripete.
All'inizio del quarto periodo, con i Jazz avanti 77-69, MJ torna come nuovo, trascinando Chicago ad un parziale di 10-0 che li porta in vantaggio a 5 minuti dal termine. Cominciò con un tiro in sospensione dalla media, poi una bomba sua e una di Kukoc, portarono il punteggio sul 77 pari. Poi un altro jumper dalla media in faccia a Russell per il 79-77. Jordan aveva collezionato 33 punti. Una cifra incredibile per un uomo in quelle condizioni.
Nell'ultimo minuto di gioco realizza 1/2 ai liberi, segnando il primo ma sbagliando il secondo. Poco male, ci pensa Toni Kukoc a sporcare il rimbalzo con il possesso che rimane ai Bulls. Il tabellone recita 85-85.
MJ dà la palla a Pippen per iniziare il gioco, palla a Kukoc, Michael si smarca e riceve in punta. Chiaramente esaurito, chiaramente debole. Con le braccia a penzoloni, come un pezzo di corda. Finta un passaggio e poi la cede a Pippen in post. Russell accenna il raddoppio su Pippen che la ripassa a Jordan aperto sul perimetro. Spara da oltre la linea dei tre punti con la mano destra di Stockton in faccia. Mancano 26 secondi.
La palla accarezza soltanto la retina.
Chicago 88, Jazz 85. Il suo punto numero 15 nell'ultimo decisivo quarto. 38 punti totali. Conditi da 7 rimbalzi e 5 assist.
Finisce 90 a 88 per i Bulls che si avvicinano così al Titolo. Jordan si piega in due, collassa a terra per la stanchezza e per l'emozione.
"E' stata probabilmente l'impresa più difficile che abbia mai compiuto" disse a fine partita.
Phil Jackson: "Questo è stato uno sforzo eroico, il solo stare in piedi era per lui causa di nausea e vertigini. Uno sforzo da aggiungere alla collezione di imprese che compongono la sua leggenda."







giovedì 31 maggio 2012

NBA Draft Lottery 2012

E' andata in scena a Miami nella scorsa nottata la Draft Lottery che ha definito l'ordine di scelta nel prossimo Nba Draft. Come al solito la prima scelta non è finita alla squadra che aveva le più alte probabilità di successo, ma un pò a sorpresa la Dea Bendata ha baciato l'ex franchigia di Chris Paul, i New Orleans Hornets che potranno così assicurarsi il talento Anthony Davis.
I Bobcats si dovranno accontentare della seconda scelta, nonostante una probabilità molto alta di arrivare alla prima scelta: 25,0%, quasi il doppio di quella degli Hornets (13,7%).
La terza piazza è finita a Washington, ai Cavaliers la quarta, ai Kings la quinta e ai Nets la sesta. Quest'ultima però sarà a vantaggio dei Portland Trail Blazers, come previsto a suo tempo nell'affare che ha portato Gerald Wallace nel New Jersey. La scelta dei Nets era infatti protetta solo nel caso fosse stata tra le prime 3.




Ecco l'ordine di scelta delle prime 14 franchigie:



Completano il primo giro:

15) Philadelphia
16) Houston (from Knicks)
17) Dallas
18) Minnesota (from Jazz)
19) Orlando
20) Denver
21) Boston
22) Boston (from Clippers)
23) Atlanta
24) Cleveland (from Lakers)
25) Memphis
26) Indiana
27) Miami
28) Oklahoma City
29) Chicago
30) Golden State (from Spurs)

giovedì 24 maggio 2012

Intervista con l'esperto: Alessandro Mamoli !!!



Un'intervista a 360° con Alessandro Mamoli, noto giornalista e telecronista di Sky Sport nonché grande esperto e appassionato di basket NBA e NCAA.
Ulteriori presentazioni sono superflue, lo conoscete già !!!

Ciao Alessandro, prima di tutto grazie per la tua cortesia e disponibilità! Partiamo da questi Playoffs Nba.


1) Tempo fa ho pronosticato San Antonio come squadra campione. E sono ancora più convinto dopo l’inizio dei Playoff. Pensi invece che il miglior spot per l’NBA possa essere una Finale Heat – Thunder?

La finale della Western Conference è tutta da giocare. L’ esperienza dice San Antonio, la freschezza atletica Oklahoma City. Non mi stupirei di una gara 7. Direi 51% Spurs, 49% Oklahoma City.


2) Sembrava che con l’arrivo di Sessions in regia i Lakers potessero colmare il gap con le più quotate San Antonio e Oklahoma City ma non è stato così. Cosa manca loro per poter tornare competitivi ai massimi livelli?

Se vai a vedere la serie vs i Thunder dove almeno due delle quattro partite che hanno perso avrebbero potuto vincerle, diresti che non manca molto. La coppia Bynum – Gasol mi sembra molto ingombrante in attacco anche perché Kobe predilige giocare partendo spalle a canestro. Siamo in un’ epoca in cui tutti vanno verso lo Small Ball, ovvero 4 esterni. Miami con LeBron da 4, gli Spurs col finto lungo che in realtà è un tiratore da 3. Gli stessi Sixers giocano sprazzi di partita con un solo lungo ed Oklahoma ha spaccato gara 5 quando Durant giocava da 4. E’ vero che i Lakers di Jackson vinsero due titoli consecutivi con i due lunghi ma è anche vero che spesso nei momenti decisivi della partita in campo c’era un certo Lamar Odom. Credo saranno costretti a rinunciare ad uno dei due lunghi, anche per motivi salariali.  
   

3) Qual è il giocatore che ti ha più deluso in questi Playoff? Pau Gasol? Carlos Boozer? O chi altro?

Non esistono giocatori che deludono quando si parla di sport di squadra. Se un giocatore gioca sotto le aspettative la responsabilità è sua tanto quanto dei compagni o dell’allenatore che non è riuscito a metterlo in condizione di dare il miglior contributo.


4) Credo che il problema infortuni sia un tema molto scottante per tutta l’NBA. Sono sempre più frequenti brutti infortuni che tengono lontano dai campi molti giocatori, in molti casi anche superstar. Derrick Rose ne è l’ultimo esempio. Non credi si debbano giocare meno partite di regular season?

Credo che la stagione a 66 partite abbia influito ma la stagione a 82 partite è in vigore da diversi anni. Aspettiamo l’ anno prossimo ma senza dubbio possiamo dire che il 2012 resterà un anno con l’asterisco anche per la questione infortuni .


5) Parlando di Free Agent…. Il più ambito è senza dubbio Deron Williams, che ha da poco annunciato di non avere ancora deciso nulla riguardo il suo futuro. Ma tutti gli indizi portano a Dallas. Sara lui l’erede di Jason Kidd? O è possibile anche una sign-and-trade con altre franchigie? La prima che mi viene in mente è la Los Angeles gialloviola….

Alla Final Four di Istanbul Deron è stato visto parlare con Kirilenko. Scene che hanno portato i più a pensare che Williams possa decidere di rimanere a Brooklyn. Parlerei più di prossimo biennio portando lo sguardo anche al termine della stagione 2012/13 quando potenzialmente liberi sul mercato potrebbero esserci anche Chris Paul e Dwight Howard. Ovviamente col nuovo CBA tutti guardano con maggiore attenzione al portafoglio  cercando di evitare di pagare la famosa luxury tax per più anni. Ciò detto, per tutte quelle squadre già abbondantemente sopra il cap, raggiungere i free agent di lusso è quasi impossibile, a meno che si pensi a qualche trade.


6) Un tuo giudizio sulla stagione dei nostri italiani. E’ difficile giudicare l’annata di Andrea Bargnani per i troppi problemi fisici. Gallinari e Belinelli invece? Ognuno dei due, a suo modo, ha vissuto una stagione positiva…

Andrea nelle poche partite in cui ha giocato ha dimostrato di poter essere uno dei primi 10 realizzatori della Lega. In quel periodo la squadra ha anche migliorato il record. Ma di lui si parla soprattutto per le gare saltate. Credo che in cuor suo voglia provare una nuova avventura altrove, ma come sapete finché non scadrà il suo contratto, non dipende da lui. Nel frattempo vediamo se con l’arrivo di Valanciunas e la pesca al draft possono cominciare a risalire.

Marco è reduce da una stagione statisticamente positiva. I quasi 12 punti di media sono record personale in NBA . A febbraio e marzo ha flirtato con i 14 punti a partita.  Numeri che lo portano a guardare con sufficiente serenità  al periodo di free agency in cui si trova ora. Prendendo i migliori tiratori della lega, Belinelli negli ultimi due anni è sempre stato tra i primi 15 giocatori (per punti per possesso ) in situazione di spot up (prevalentemente tiro dagli scarichi). Considerando che parliamo di uno in grado di giocare il pick and roll sia con che senza palla, le chance che trovi una squadra disposta a spendere un contratto per lui restano alte.   

Danilo al secondo playoff della carriera ha dimostrato a tratti di poter essere un riferimento della squadra anche nei prossimi anni. Resta la macchia di gara 7 vs i Lakers, una serata che Danilo ha completamente bucato, ma in 4 di quelle 7 partite ha fatto cose molto importanti. La sua stagione è stata probabilmente condizionata da due infortuni che gli hanno tolto ritmo proprio nei momenti in cui stava crescendo. La squadra è giovane e futuribile ed ha possibilità di restare competitiva ad Ovest per alcuni anni.


7) Kentucky è stata la grande protagonista del campionato Ncaa, formata da alcuni giocatori veramente straordinari ma quest’anno abbiamo potuto ammirare più di un talento. Chi saranno secondo te i primi 3 giocatori scelti al Draft Nba 2012? Un Draft che si annuncia molto superiore a quello del 2011….

Sul fatto che Anthony Davis verrà chiamato con la  numero 1 al draft del 2012 potete giocarvi la casa. Da lì in poi, nonostante la quantità di talento a disposizione, si entra in un ginepraio in cui le scelte saranno condizionate dalle esigenze delle squadre. Difficile però pensare a Kidd-Gilchrist, Barnes, Lamb e Drummond  fuori dalle prime 6/7. Tra i meno attesi  cerchierei Kendall Marshall, soprattutto se dovesse venire chiamato dalla squadra col sistema giusto per lui e Damian Lillard, guardia da Weber State.


8) Per concludere, un tuo pronostico secco. Chi vincerà il Titolo NBA?

Dipende da chi arriverà in finale ovviamente e soprattutto se vedremo Miami con o senza Bosh.  Sto con i San Antonio Spurs vincenti  in finale vs gli Heat, ma in caso di successo Thunder ad Ovest non mi stupirei di una vittoria Miami. Lo so è complicato, ma nei playoff è questione di accoppiamenti ma soprattutto basta un tiro o una giocata per capovolgere tutto. 
We love this game!!!

giovedì 17 maggio 2012

Top 5 Free Agents For Every Psition



16 squadre impegnate nella postseason, da poco ridotte a 8, ma tutte e 30 stanno già preparando l'assalto ai migliori free agent dell'estate 2012. Una lista di giocatori che, anche senza considerare Dwight Howard, presenta vari giocatori che potrebbero risollevare le sorti di molte squadre o aggiungere qualità e talento ad un gruppo di campioni già affermati.
Il mercato prenderà ufficialmente il via fra un mese e mezzo ma possiamo già fare una graduatoria dei primi cinque giocatori per ogni posizione. (P)= Player Option  (R)= Restricted Free Agent  (E)= Early Termination Option



PLAYMAKER: 

1) Deron Williams, Nets  (P)

2) Steve Nash, Suns

3) Jason Terry, Mavericks

4) Jeremy Lin, Knicks

5) Goran Dragic, Rockets


Senza dubbio la posizione di playmaker è quella con più profondità e talento in questa sessione di free agents. E la punta di diamante di questa classe è l'ex play dei Jazz Deron Williams.
L'attuale point guard dei Nets è uno dei 5 migliori playmaker del panorama Nba, capace di mantenere medie da 20 punti e 10 rimbalzi. I Mavericks sono i favoriti per acquisire i suoi servigi, ma ogni team con spazio salariale proverà a convincerlo.
Il due volte Mvp Steve Nash sarà anche lui sul mercato quest'estate e difficilmente lo vedremo chiudere la carriera in Arizona. A 37 anni è ancora in grado di guidare la classifica degli assistman (per la precisione secondo dietro a Rajon Rondo) e sarebbe l'ideale tassello per una squadra che ha già delle superstar.
Se non fosse stato per James Harden, Jason Terry avrebbe vinto ancora una volta il titolo di sesto uomo dell'anno. Giocatore sublime, in grado di giocare sia da point guard sia da shooting guard, con un tiro da fuori mortifero e un killer instict rarissimo. Non potrà ottenere un contratto di 6 anni come nel 2006 ma sarà uno dei free agent più ambiti per chiunque voglia aggiungere in squadra un veterano che ha ancora voglia di dire la sua.
Linsanity: la parola che ha dominato la prima parte della regular season. Un menisco lacerato ha poi messo da parte il giovane talento di Harvard che non farà fatica a trovare un contratto da 5 milioni di dollari l'anno (contro i $0.8 di adesso).
Con Kyle Lowry in injured list Goran Dragic ha approfittato della situazione per mettere in mostra tutte le sue qualità dimostrando di poter essere il playmaker titolare di una squadra di buon livello. Molte squadre faranno la corte per il campioncino sloveno.




SHOOTING GUARD: 

1) Eric Gordon, Hornets (R)

2) Ray Allen, Celtics

3) O.J. Mayo, Grizzlies (R)

4) Louis Williams, Sixers (E)

5) J.R. Smith, Knicks


La stagione di Eric Gordon è stata segnata da seri infortuni, al ginocchio e alla schiena, ma in quelle poche occasioni in cui ha potuto mettere in mostra il suo talento la guardia 23enne ex Clippers non ha mai deluso. Guardia tiratrice dal bagaglio completo, scorer da almeno 20 punti a sera. Senza dubbio la miglior shooting guard presente nel lotto dei free agent. Andrà a percepire sicuramente più degli attuali quasi 4M di $ all'anno. Gli Hornets però potranno pareggiare qualsiasi offerta.
Pure il veterano Ray Allen quest'anno ha sofferto per qualche infortunio di troppo ma è comunque riuscito a mettere insieme numeri notevoli considerando le 37 primavere. Più di 14 punti di media e il 45.3% da 3, percentuale mai raggiunta in carriera. "He Got Game" è ancora un cecchino mortale dalla lunga. Staremo a vedere se i Celtics punteranno ancora sul nucleo storico o cominceranno il periodo di restaurazione. Di sicuro non continuerà a percepire 10M di $ come quest'anno.
O.J. Mayo è sicuramente uno tra i migliori giocatori che escono dalla panchina e potrebbe benissimo ambire a diventare un titolare in molte squadre Nba. Il finale di stagione non è però stato esaltante come lo scorso anno e nei playoff ha un pò deluso. Anche lui, come Gordon, è un restricted free agent.
Se Louis Williams decidesse di invocare la clausola del suo contratto entro il 30 giugno diventerebbe un unrestricted free agent. Di certo un play/guardia che può fare comodo a tantissime squadre, giocatore in crescita e atteso al definitivo salto di qualità.
La situazione di J.R. Smith è simile a quella di Mayo. E' anche lui un'ottima guardia di backup con legittime ambizioni di quintetto base. Più che un tiratore puro lo possiamo definire uno scorer puro, capace di segnare molti tiri in poche frazioni. Ma allo stesso tempo di sbagliarne molti in pochissimo tempo.


SMALL FORWARD: 

1) Gerald Wallace, Nets (P)

2) Nicolas Batum, Blazers (R)

3) Jeff Green, Celtics

4) Matt Barnes, Lakers

5) Steve Novak, Knicks


Il ruolo di ala piccola non presenta un gruppo di free agent trascendentale ma alcuni di loro non faranno fatica a strappare un discreto contratto. I Nets, una volta acquisito Gerald Wallace a marzo, pensavano di poter contare su di lui per un pò di anni. Ma la sua permanenza a Brooklyn non appare così scontata visto che l'ala ex Portland può scegliere di esercitare la clausola di opt-out per magari rinunciare a qualche dollaro in più pur di unirsi ad una squadra di alto livello.
Il nome di Nic Batum non farà sobbalzare dalla sedia un gran numero di appassionati ma stiamo parlando di uno dei migliori giocatori under 25. Talentuoso, versatile, abile in tutte e due le metà campo e in costante crescita.
Jeff Green ha perso tutta la stagione 2011-12 a causa di un problema al cuore ma se fosse pronto a tornare in azione il prossimo anno si tratta di un attaccante molto solido che rafforzerebbe le rotazioni di ogni squadra. Inoltre può ricoprire entrambi i ruoli di ala. Ma la sua preferenza sarà ovviamente per i Celtics.
Matt Barnes non è più lo stopper difensivo di qualche stagione fa ma rimane comunque un giocatore solido che può fare un pò di tutto piuttosto bene. Squadre alla ricerca di un pizzico di leadership e una dose di intensità potrebbero interessarsi a lui.
Per Steve Novak è arrivato il momento di firmare un bel contratto sostanzioso e soprattutto pluriennale. Ha guidato la Lega per percentuale nel tiro dalla lunga distanza (47,2%) e cercherà di sfruttare al massimo questo momento. Nonostante sia un giocatore monodimensionale sarà un free agent altamente ricercato.


POWER FORWARD: 

1) Tim Duncan, Spurs

2) Kevin Garnett, Celtics

3) Michael Beasley, Timberwolves (R)

4) Ersan Ilyasova, Bucks

5) Antawn Jamison, Cavaliers

E' difficile immaginare Tim Duncan con una divisa che sul petto non abbia la scritta "Spurs". Ma è pur sempre un free agent e dal momento che non pare intenzionato ad andare in pensione potrebbe accadere qualsiasi cosa. Al 99% sarà ancora uno Sperone ma nel caso decidesse di cambiare squadra ogni franchigia Nba farà squillare il telefono del suo agente.
Anche Kevin Garnett è una sorta di Immortale. Lo abbiamo visto faticare un pò negli ultimi anni, lo abbiamo visto soffrire a causa degli inevitabili infortuni ma in questa stagione sta vivendo una seconda giovinezza. Spesso utilizzato nel ruolo di pivot ha tenuto una media di 15.8 PPG e 8.2 RPG nella sua stagione Nba numero 17.
Beasley è un 2.08 di 23 anni con un talento smisurato ma la sua mancanza di disciplina non gli ha mai permesso di spiccare il volo. Gli anni in Minnesota però sembrano averlo riappacificato con il mondo tant'è che i Lakers avevano puntato su di lui per il dopo Odom ma a marzo l'affare non si è concretizzato. Sarà un free agent con restrizione, i Wolves non si sveneranno per trattenerlo.
Ersan Ilyasova quest'anno silenziosamente ne ha messi 13 di media catturando quasi 9 rimbalzi di media. Per l'ala di origine turca da poco 25enne si tratta della migliore stagione in carriera. Cifre che assumono ancora più significato se si tiene conto che ha giocato poco più di 27 minuti di media e mantenendo percentuali eccellenti: 49% da 2, 45% da 3. Difficilmente rimarrà nel Wisconsin, per lui arriverà un corposo quinquennale da una squadra con tanto spazio salariale.
Ormai il tempo sta passando anche per Antawn Jamison, arrivato a Cleveland 2 anni fa per fare da supporto a King James. Compirà 36 anni a giugno ma non si tratta di un giocatore in declino visto che sta mantenendo cifre di tutto rispetto. Potrebbe essere un'ottima aggiunta per le rotazioni di una squadra che ambisce a giocarsi il titolo.


PIVOT: 

1) Roy Hibbert, Pacers (R)

2) Brook Lopez, Nets (R)

3) Chris Kaman, Hornets

4) JaVale McGee, Nuggets (R)

5) Marcus Camby, Rockets


Roy Hibbert si sta ormai imponendo come uno dei migliori pivot in circolazione. Miglioramenti che gli sono valsi la prima convocazione all'All Star Game. 12.8 Ppg, 8.8 Rpg, 2.0 Bpg e una percentuale al tiro di poco inferiore al 50%. I Pacers non dovrebbero avere problemi di salary cap, anzi, potrebbero addirittura andare in cerca di giocatori come Gordon o Mayo.
Ma non sono poche le squadre che potrebbero andare All-in sul centro ex Georgetown. Boston, Houston, Denver, Portland, Dallas su tutte.
In questa stagione Brook Lopez non è praticamente mai sceso in campo. Sono solamente 5 le apparizioni sul parquet, in cui ha comunque tenuto una media di quasi 20 punti a partita. I dubbi sul suo conto non riguardano di certo le qualità tecniche, visto che stiamo parlando di uno dei centri migliori dal punto di vista offensivo, ma le sue condizioni e la tenuta fisica sono un punto di domanda. Riuscirà comunque a strappare un bel contratto quinquennale visto la carenza di lunghi di qualità.
Chris Kaman non è certo reduce da una stagione esaltante, condita oltretutto da guai fisici, ma di giocatori con la sua altezza ed il suo peso non ce ne sono molti in giro. L'ultimo anno ha guadagnato una cifra vicina ai 13M di $, ora si dovrà accontentare della metà.
I Nuggets hanno sicuramente l'intenzione di trattenere JaVale McGee anche per le prossime stagioni, non lo hanno di certo scambiato per Nenè per tenerlo solo 3 mesi come rivelato dal GM Ujiri. Cercheranno quindi di pareggiare qualsiasi offerta, e di spazio nel salary cap ne hanno eccome.
Anche a 38 anni Marcus Camby potrebbe essere un'ottima aggiunta per una squadra in cerca di una presenza difensiva e a rimbalzo in mezzo all'area. Non percepirà nemmeno lontanamente 11.2 M di $ come nel 2011/12. Un quarto di quella cifra potrebbe essere ragionevole.




domenica 29 aprile 2012

2012 NBA Playoffs: Western Conference



1. SAN ANTONIO: 50 vittorie tonde. Come i Bulls a Est. 10 vittorie nelle ultime 10 partite giocate. Sono, insieme agli Heat, la migliore squadra fra le mura amiche. Lo scorso anno l'infortunio di Ginobili li ha pesantemente condizionati nella corsa al titolo, quest'anno invece si presentano alla post-season al completo e reduci da una stagione regolare compressa e fitta ma non lunga e logorante come gli anni passati.
Possono ripetere l'exploit del 1999, anche quello anno di lockout.

2. OKLAHOMA CITY: Il trio dei Thunder fa spavento se tutto gira alla perfezione. Aggiungiamoci un super atleta come Ibaka e un totem come Perkins e il gioco sembra fatto. Ma nei Playoffs tutto ciò potrebbe non bastare. Il più grande punto interrogativo a mio avviso rimane Russel Westbrook, talento e atletismo paranormale, ma fu ignorato quella volta che il Signore distribuì il sale da mettere in zucca.
Tutti pregustano già una finale James-Durant ma non mi stupirei di vedere i Thunder beffati dai più esperti Lakers e Spurs.

3. LAKERS: Una stagione non iniziata nel migliore dei modi. Inevitabile dopo la dinastia zen di Phil Jackson. Dopo i primi scetticismi Mike Brown ha saputo prendere in mano la squadra, o meglio, ha investito Kobe del ruolo di coach aggiunto.
Dopo lo shock di inizio stagione per il quasi addio Pau Gasol sembra essersi ripreso definitivamente mentre Bynum ha finalmente dimostrato di poter essere un centro dominante, tenuta mentale permettendo, il suo più grosso limite dopo la salute fisica.
Ramon Sessions rappresenta un valore aggiunto non indifferente, il suo arrivo ha reso i Lakers una squadra di vertice. Ma la troppa fragilità in trasferta non permetterà ai gialloviola do poter ambire a tornare alle Finals dopo due anni.

4. MEMPHIS: Insieme agli Spurs la squadra più calda dell'ultimo periodo. Il recupero di Zach Randolph un bell'asso nel mazzo da giocarsi nella post-season. Abbiamo ancora negli occhi la splendida cavalcata dello scorso anno ma, se i Clippers rappresentano uno scoglio non insormontabile al primo turno, gli Spurs con un Ginobili in più sono un bruttissimo cliente in caso di approdo al secondo turno.

5. CLIPPERS: Io credo che per quest'anno a Lob City si dovranno accontentare. La sfida con Memphis è sì molto aperta ma li vedo un attimino inferiori alla compagine di Marc Gasol e soci. La coppia Paul-Griffin non si discute, è tutto il resto che non mi fa impazzire. A cominciare dall'allenatore. Buono sì, ma non super. E per far strada nei Playoffs hai bisogno di fenomeni in campo ma anche seduti in panca.
L'infortunio di Billups ha  rallentato di molto il processo di crescita di questa squadra che ha nel solo CP3 una linea guida.

6. DENVER: Squadra ricca di talento, profonda e giovane. Manca un vero e proprio leader, ruolo che hanno assunto nel corso della stagione i vari Lawson, Afflalo, il nostro Gallo e il brasiliano Nenè, che ora non c'è più, sostituito dallo scienziato del gioco Javalone McGee.
Hanno vinto 8 delle ultime 10 partite di regular season ma gli avversari erano estremamente morbidi. Insieme agli Spurs e ai Thunder sono gli unici a Ovest ad avere un record positivo in trasferta. Ma in casa non sfruttano a dovere il fattore campo.

7. DALLAS: Il settimo posto in griglia un risultato molto deludente ma era prevedibile dopo la rivoluzione di quest'anno. Tyson Chandler, Caron Butler e J.J. Barea non hanno trovato dei degni sostituti in Delonte West, Vince Carter e Lamar Odom, il più grande flop stagionale. I Thunder al primo turno sembrano uno scoglio insormontabile ma mai sottovalutare l'orgoglio dei campioni.

8. UTAH: Arrivano alla post-season superando Houston e Phoenix nella corsa per l'ultimo posto utile. Grazie soprattutto all'ottimo record casalingo, inferiore solo a quello delle prime quattro classificate ad Ovest. Molto fragili in trasferta dove hanno un record praticamente del 30%.
Il punto di forza è il reparto lunghi, che può contare su giocatori del calibro di Al Jefferson, Paul Millsap, Favors e Kanter.